Mosé e la chiamata di un popolo - Credenti Senza Frontiere

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MAYDAY MAYDAY… QUI PIANETA TERRA !
La CREAZIONE
e il senso della vita
(parte sesta - 3)
 
Mosè e la chiamata di un popolo
 Esodo - Mosè e la chiamata di un popolo
Mosè, profeta del suo tempo, è chiamato a guidare il popolo prescelto per dargli “un’identità”, “un territorio”, “una nuova speranza, un avvenire” e una forma sostitutiva del paradiso perduto, una Canaan terrestre, in vista di quella definiva a venire, ma anche per rappresentare il Dio Creatore a tutti gli abitanti della terra, un avamposto a margine della giurisdizione di Lucifero. Una teocrazia, ossia una struttura all’altezza del compito, alla quale Mosè mise, come base, il racconto della creazione che dà autorità al Dio Creatore!
 
La formazione di una coscienza
Una volta fuori dal giardino di Eden, il genere umano, sedotto da Lucifero, si era dato alla “pratica del male” (che principalmente è infischiarsene degli altri) ma, con Mosè, era venuto il momento di fare “la differenza tra il male e il bene”; con la codificazione e la condanna del male da un lato e dall’altro con la codificazione e la gratificazione del bene, per provvedere a che l’uomo decaduto abbia almeno una “coscienza” a cui riferirsi per poter gestire la nuova realtà irta di difficoltà, incognite e insidie, e per dargli una speranza di essere riabilitato, magari attraverso l’esercizio del discernimento.
 
Inoltre Mosè voleva di tutta evidenza fare chiarezza su chi doveva assumersi la responsabilità di aver provocato la degradazione del mondo, che non era da scaricare sul Creatore, ma in primo luogo su Lucifero, poi su Eva ed infine su Adamo… perpetuata però da ogni nuova generazione…
È da notare che Lucifero continua a divulgare l’idea che non sono esistiti né creazione né Creatore quando lui stesso ne è stato testimone oculareuna scaltra politica che non si è estintaneanche ai giorni nostri!
 
Nel "hoo-ha" globale, questo popolo doveva di tutta evidenza funzionare come coscienza del mondo, per cui, tra l’altro, chi mette via la propria coscienza è anche ostile a questo popolopur senza saperne il perché! Ed anche ostile all’idea di un Creatore, se visto come un totem innalzato dai moralisti.
 
Credere che la coscienza limiti la libertà umana è piuttosto popolare anche perché fa venire in mente l’albero di Eden che già limitava la libertà di Adamo ed Eva;
Eva e il frutto proibito
ma questo albero della discordia non era altro che l’ombra di una realtà ben più importante: oltre alle leggi fisiche (forza di gravità, ecc.) che sono limitanti pur essendo equilibranti, si può ipotizzare, e chiunque potrebbe constatarlo di persona, l’esistenza di altre leggi, che potremmo chiamare spirituali, altrettanto inesorabili e immutabili, che incidono, questa volta, sui comportamenti e che, anche se paradossalmente non esistesse un Dio, sarebbe bene rispettare per non far andare storto l’andamento della propria vita, come accade con le leggi della fisicaquando le vogliamo ignorare.
 
A Mosè, ai futuri sacerdoti, alla religione nascente, il ruolo di rivelare ed evidenziare quelle leggi, anche con l’ausilio di un Tempio e di una ritualità e stabilire le norme di condotta, affinché il popolo prescelto potesse vivere in armonia con esse ma non senza sofferenze e difficoltà:
Mosè e i dieci comandamenti
...prima in Eden, ironia della sorte, vigeva un solo comandamento limitativo (riguardante l’albero), mentre dopo la caduta, avvenuta in fondo per ottenere maggiore libertà, i comandamenti sono diventati dieci! Grazie però al rinnovamento operato dal Messia, si hanno ora, di nuovo due soli comandamenti: Ama il Creatore, ama il prossimo.
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